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Aumento Prezzi

Con 15 voti favorevoli e 12 contrari, il Comitato europeo antidumping, dove siedono i rappresentanti dei 27 Governi dell'Unione, ha approvato l'imposizione di dazi definitivi in media dell'80% e per una durata di cinque anni su viti e bulloni in arrivo dalla Cina.

I Paesi che si sono pronunciati per le misure punitive in una delle più grosse vertenze anti-dumping finora esaminata da Bruxelles sono Italia, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, Grecia, Lussemburgo, Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Malta e Cipro. La Lituania si è astenuta ma il suo voto in questo caso viene calcolato come positivo. Trasferita al Consiglio dei ministri, dove ormai il provvedimento passerà senza più discussione quasi certamente in gennaio, la maggioranza emersa ieri risulta schiacciante, faceva notare un diplomatico europeo: corrisponde infatti a 220 voti sui 340 di cui dispone in totale il Consiglio.

Soddisfatta l'Italia che fin dal principio è stata la grande antisignana della battaglia. <<Non si tratta di protezionismo ma di una doverosa azione di tutela secondo le regole del Wto per ripristinare le condizioni di mercato violate dalle aziende cinesi che operano in acclarata condizione di dumping>> ha commentato Adolfo Urso, il sottosegretario al Commercio.

Non la pensano così, ovviamente, i produttori cinesi che ieri hanno chiesto al Governo di Pechino di presentare ricorso contro l'Europa al Wto, qualora i dazi siano imposti davvero. E a questo punto lo saranno di sicuro entro il 9 febbraio prossimo, la data ultima per la loro entrata in vigore, ai termini della procedura antidumping.

Tutto è cominciato nel settembre dell'anno scorso quando lìEifi, l'Associazione europea dei produttori di minuteria metallica, ha presentato una denuncia, sostenuta da una novantina di imprese comunitarie, contro le importazioni in dumping dalla Cina, in alcuni casi a prezzi addirittura inferiori a quelli della materia prima utilizzata per fabbricare viti e bulloni. Con grave pregiudizio per un settore il cui mercato vale circa 5 miliardi di euro all'anno. Tra il 2004 e il 2007, sil leggeva nel ricorso, l'import dalla Cina è passato da 295mila tonnellate a oltre 600mila, con il risultato che il tasso di utilizzo della capacità produttiva in Europa è crollata al 53%. 

L'inchiesta della commissione Ue è durata 13 mesi ed è giunta alla conclusione che i produttori europei hanno ragione. Tanto è vero che ha proposto l'imposizione di dazi compensativi decisamente elevati. Nonostante infatti tra il 2004 e il 2007 la domanda di viti e bulloni nell'Unione sia aumentata del 29%, la quota di mercato dei produttori Ue è calata del 24% mentra l'import dalla Cina è cresciuto in volume del 180% e la sua quota del 26%. Non solo.

Il livello di redditività dell'industria europea è sceso dall'8 al 2-4% in seguito a un dumping cinese sui prezzi intorno all' 8%. Secondo i calcoli europei, senza i prezzi stracciati di Pechino, la redditività delle imprese sarebbe salita almeno del 12%. Di più. I volumi produttivi Ue tra il 2003 e il 2007 sono saliti solo del 6% e l'occupazione soltanto di 650mila unità.

Se nonostante l'aggressività cinese l'industria europea ha tenuto è soltanto grazie alla sua riconversione verso prodotti ad alta specializzazione, le cui vendite sono salite del 12% in volume del 21% in valore, conclude l'inchiesta di Bruxelles.

Il Sole 24 Ore, Giovedì 04 dicembre 2008 - N.335, Pag. 27.

      
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